Whistleblowing in Italia, cosa cambia con la direttiva Europea 2019/1937

Whistleblowing in Italia: la normativa cambia per garantire standard europeo di protezione delle segnalazioni anonime

L’Unione Europea ha pubblicato, il 26 Novembre 2019, la "EU Whistleblower Protection Directive" riguardante la "protezione delle persone che segnalano violazioni del diritto dell’Unione", con l’obiettivo quindi di garantire uno standard europeo per la protezione del whistleblowing e dei whistleblower.

I punti salienti della Direttiva UE 2019/1937 sono la maggior tutela dei diritti dei whistleblower, l’estensione dell’obbligo, per le aziende, di istituire canali e procedure per la segnalazione degli illeciti e l’introduzione di nuovi e più elevati requisiti per i sistemi di Whistleblowing.

Entro il 17 dicembre 2021, tutti gli stati membri dell'Unione Europea - compresa l’Italia - hanno l’obbligo di recepire la EU Whistleblower Protection Directive nella propria legislazione nazionale.

GDPR e Whistleblowing a confronto: come si coordinano?

L’entrata in vigore del GDPR (acronimo di Regolamento generale sulla protezione dei dati) e della Legge n. 179/2017 sul Whistleblowing hanno rappresentato, e continuano a rappresentare, una sfida molto complessa per la compliance delle aziende.

Ed infatti, proprio quest’ultime, nel momento in cui andranno ad adottare un modello organizzativo che sia conforme alla normativa nazionale ed europea sul tema privacy, dovranno anche tenere conto dell’istituto del whistleblowing, regolato giuridicamente dalla Legge n. 179/2017 (Legge sul Whistleblowing).

L’obbligo di introdurre sistemi informatici affidabili per la gestione del whistleblowing riguarderà, dalla fine del 2021, anche le organizzazioni con più di 50 dipendenti, come richiesto agli stati membri dalla nuova Direttiva Europea, che ha l’obiettivo di "garantire uno standard europeo per la protezione del whistleblowing e dei whistleblower".

Parliamo di whistleblowing e nuovi regolamenti

Dal 3 settembre 2020 è in vigore il Regolamento ANAC sul Whistleblowing, a seguito della delibera del 1° luglio 2020.
Anac, nel 2021, considerando i principi espressi dalla nuova Direttiva UE, ha anche adottato le nuove linee guida sul whistleblowing, superando, con la delibera n. 469/2021, quelle precedenti adottate con determinazione n. 6/2015.

Il nuovo regolamento ANAC modifica la struttura del precedente in quanto consente all’Autorità Nazionale Anticorruzione di esercitare il potere sanzionatorio in modo più celere ed efficiente.

Whistleblowing e eWhistle: cosa sono

Il Whistleblowing è un fondamentale strumento di compliance aziendale, tramite il quale i dipendenti oppure terze parti (per esempio un fornitore o un cliente) di un’azienda possono segnalare, in modo riservato e protetto, eventuali illeciti riscontrati durante la propria attività.

Whistleblower in inglese significa “soffiatore di fischietto”: il termine è una metafora del ruolo di arbitro o di poliziotto assunto da chi richiama e richiede l’attenzione su attività non consentite, ovvero illegali, affinché vengano fermate.
Il “whistleblower” (segnalatore o segnalante, in italiano) è quindi una persona che lavora in un'azienda (pubblica o privata) che decide di segnalare un illecito, una frode o un pericolo che ha rilevato durante la sua attività lavorativa (o, nel caso di un cliente, nel corso della sua esperienza di cliente di un’azienda).

ERM e prestazioni finanzarie

La situazione di incertezza che da diversi mesi stiamo affrontando ha scosso non solo le persone ma anche le organizzazioni che hanno dovuto introdurre e implementare alcune pratiche per la gestione dei rischi.

Per questo motivo, le aziende di diversi settori hanno deciso di adottare o migliorare l’Enterprise Risk Management (ERM), un processo di comprensione, pianificazione e controllo di attività sulla gestione del rischio che dovrebbe rappresentare parte integrante della direzione strategica aziendale.

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