Whistleblowing in Italia, cosa cambia con la direttiva Europea 2019/1937

Whistleblowing in Italia: la normativa cambia per garantire standard europeo di protezione delle segnalazioni anonime

La normativa italiana in materia di whistleblowing è ampia e articolata: sono molte le leggi e i decreti legislativi emanati a partire dal 2017. Cerchiamo di fare chiarezza.

Le norme vigenti

La nozione whistleblowing è stata introdotta nello spettro giuridico italiano con la legge 90/2012, inserendo l’articolo 54bis per la tutela del dipendente pubblico che segnala illeciti nel D.Lgs. 165 del 30 marzo 2001.

Tale normativa è stata successivamente potenziata con la legge 30 novembre 2017, n. 179 (entrata in vigore il 29 dicembre 2017) che modifica il precedente art.54bis con l’introduzione di tre nuovi articoli in materia di whistleblowing applicabili al settore privato. Con questa modifica l’ordinamento italiano:

  • tutela i lavoratori che hanno attuato segnalazioni di reati o anomalie riscontrate durante un rapporto di lavoro pubblico o privato;
  • difende il segnalante (o whistleblower) da atti di discriminazione o ritorsioni come sanzioni, licenziamenti o trasferimenti non giustificati;
  • difende chi ha subito segnalazioni infondate.

Per quanto concerne la protezione della riservatezza dell’identità dell’informatore, il Decreto Legislativo 10 agosto 2018, n. 101 ha inserito ulteriori disposizioni circa il GDPR nel Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196.

La legge sul whistleblowing si riferisce anche a condotte illecite nel settore privato che vanno a comprendere la violazione della normativa sul Modello 231 previsto dalla Legge 231/2001.

La nuova direttiva europea

Il 26 novembre 2019, è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’unione europea la Direttiva (UE) 2019/1937, entrata in vigore il 16 dicembre 2019, riguardante la protezione delle persone che segnalano violazioni. L’obiettivo della Direttiva è quello di garantire uno standard europeo per la protezione del whistleblowing.

Entro il 17 dicembre 2021, tutti gli stati membri dell'Unione Europea, compresa l’Italia, hanno l’obbligo di recepire la direttiva UE 2019/1937 nella propria legislazione nazionale.

Ma quali sono le novità previste? Secondo la Direttiva Europea, devono istituire canali e procedure per la segnalazione degli illeciti:

  • tutti i soggetti giuridici del settore privato e del settore pubblico compresi i soggetti di proprietà o sotto il controllo di tali soggetti;
  • tutti i soggetti privati con più di 50 dipendenti a prescindere dall’adozione del Modello 231;
  • anche tutti i soggetti privati con meno di 50 dipendenti che operano nel mercato dei servizi finanziari e bancari;
  • tutti i Comuni con più di 50 dipendenti o più di 10.000 abitanti.

Le aziende con 250 o più dipendenti saranno tenute a conformarsi entro due anni dall’adozione, mentre le aziende con un numero di dipendenti compreso tra 50 e 250 dovranno conformarsi entro due anni dal recepimento.

Nonostante alcune similitudini con la normativa italiana, come la tutela di segnalazioni sia interne che esterne, la direttiva Europea prevede una tipologia più estesa di condotte o violazioni che possono essere segnalate e amplifica anche la tipologia di soggetti che possono fare una segnalazione: secondo la legge italiana possono fare segnalazioni i dipendenti del settore pubblico o privato, mentre la direttiva europea include anche i lavoratori autonomi.

Cosa cambia per l'ordinamento italiano

I cambiamenti che verranno apportati all’attuale ordinamento italiano saranno i seguenti:

  • dotazione di canali di segnalazioni di illeciti da parte di qualsiasi soggetto pubblico o privato con più di 50 dipendenti;
  • la valenza della direttiva si manifesta a prescindere dall’adozione del MOG (Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo) a norma del D.lgs. 231/2001;
  • l’attuazione della direttiva non potrà essere motivo di riduzione delle garanzie già previste per i whistleblower;
  • le previsioni della direttiva influiranno sull'inquadramento sistematico della disciplina nel settore privato.

Non ci resta che attendere il recepimento della nuova direttiva Europea da parte del legislatore italiano.

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